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L'anno 1847 vede la prima commemorazione ufficiale di Giuseppe Parini e in quell'anno viene inaugurata una lapide collocata ai piedi della scalinata che porta alla nuova chiesa parrocchiale.

Alla commemorazione partecipò, tra gli altri, Alessandro Arnaboldi che in quell'occasione scrisse un'ode, che però non fu mai ritrovata.

Negli scritti di Arnaboldi si dice:

...al principio di quell'anno, quando un nuovo alito di vita correva l'Italia, veniva in pensiero ad alcuni milanesi di porre al Parini in questa terra di Bosisio un monumento che ricordasse essere qui nato il grande poeta civile. La sottoscrizione si apriva in Milano e si continuava nel presente circondario di Lecco e nelle parti orientali di quello di Como.

Si diedi dunque inizio ad una sottoscrizione che abbracciò un po' tutto il lecchese e parte del comasco. Con i fondi raccolti si edificò la lapide in marmo bianco, poggiante su una base di granito con ornamento di arenaria dura. Sopra la lapide è posto un bassorilievo che rappresenta la testa del poeta di profilo. Sovrapposta alla cornice che racchiuse la lapide vi è una cetra.

Come ci racconta lo stesso Arnaboldi l'inaugurazione doveva essere di carattere puramente letterario, ma gli a dunati fecero assumere all'avvenimento un'aura patriottica. Giuseppe Fumagalli osserva nel suo "Albo Pariniano": "Le feste fatte in quell'occasione ebbero alto significato, perché furono, dopo l'ingresso dell'arcivescovo Romilli (settembre 1847), la seconda dimostrazione patriottica fatta dalla Lombardia". Proseguendo nella lettura della cronaca di Arnaboldi possiamo trovare ulteriori notizie inerenti l'inaugurazione vera e propria.

A' dì 28 ottobre si faceva l'inaugurazione. Sino dalle prime ore del mattino questo paesello, così silenzioso e deserto, andava popolandosi di gente portata da ogni sorta di veicoli, dall'umile carrozzella di un solo cavallo ai più sfoggiati equipaggi. Può dirsi che tutti i villeggianti della Brianza e del lago di Lecco s'erano versati a Bosisio, e non pochi, desiderosi d'assistere alla solennità, s'erano venuti anche da Milano.

L'inaugurazione cominciava con un breve discorso di Achille Mauri, discorso che, accolto da vivi applausi, era fatto ripetere dall'oratore. Seguiva la recita di alcune poesie, una delle quali del sottoscritto, giovinetto allora di diciannove anni.