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Nel marzo del 1996 venne inaugurata la cripta che si trova nella nuova chiesa parrocchiale, quest'ultima opera dell'architetto milanese Paolo Mezzanotte e dedicata a S. Anna. Il recupero della cripta si deve invece al parroco, don Giuseppe Farioli che, grazie all'aiuto di alcuni pensionati, ha ridato vita e bellezza ad un luogo abbandonato per anni. Nella cripta è stato posto il battistero, proveniente dalla vecchia chiesa parrocchiale di S. Anna, in cui il 23 maggio 1729 venne battezzato Parini. Il fonte battesimale, di marmo, versava in pessime condizioni, ma il restauro gli ha restituito l'antico splendore e soprattutto gli ha restituito la funzione per cui esso è stato creato. Si tratta di un'opera assai preziosa, in marmo nero con vasca a forma ottagonale, realizzata nel XVII secolo, o prima. Forse fu realizzato contemporaneamente alla chiesa.

Il fonte battesimale subì varie traversie; basti pensare che i pezzi che lo costituiscono erano dispersi in vari luoghi, ma grazie all'opera di don Peppino e dei suoi “ragazzi” il battistero è stato ricomposto. Oltre a Giuseppe Parini nel fonte battesimale fu battezzato anche padre Enrico Mauri di cui è incominciato il processo di beatificazione.

Degni di nota, oltre al fonte battesimale, sono anche il bassorilievo posto davanti all'altare, raffigurante Cristo che si rivolge alla gente perché lo segua e la croce realizzata in onice e alta otto metri. Prima di terminare la visita non ci si dimentichi di alzare gli occhi verso le belle vetrate poste recentemente sulla facciata della chiesa e nel catino dell'abside. La prima presenta una Madonna bambina che riceve gli insegnamenti dalla madre, Sant'Anna, mentre San Gioacchino, il padre, vigila con la sua severa bontà. Nel catino dell'abside invece vediamo scene della Via crucis, con i soldati che trassero in arresto Gesù a sinistra e le pie donne a destra, mentre al centro vediamo un Cristo trionfante che risorge.

La vetrata istoriata posta sopra il portone d’ingresso, realizzata da Alberto Ceppi, rappresenta Sant’Anna e San Gioacchino che spiegano le scritture alla Madonna ed è ispirata ad un quadro presente nella stessa chiesa parrocchiale.

San Gioacchino appare in posa solenne e patriarcale, con le mani raccolte e visibilmente compiaciuto, mentre vediamo una Sant’Anna dolce e materna. La madonna, infine, appare come se fosse rapita dalla parola di Dio.

Le mani di Sant’Anna sono atteggiate come se volessero trasmettere il messaggio contenuto nel rotolo che regge tra le mani, mentre quelle di Maria sono atteggiate a raccogliere e custodire il messaggio stesso. Il gioco dei panneggi e dei chiaroscuri crea una tensione ritmica della scena che dilata la scena famigliare conferendole un senso di potenza, di maestosità, di universalità.

La vetrata presenta poi altre simbologia. La colomba che rappresenta Gerusalemme e la casa di Davide; il vaso contenente una rosa e un giglio, simboli della Madonna; l’abito rosso, simbolo dell’amore, mentre le due colonne poste al lato della scena ricordano che la famiglia e una “chiesa domestica”. La vetrata che raffigura la santa è stata realizzata secondo la tecnica detta “di Chartres” che ricalca quella già descritta in antichi testi medioevali, risalenti addirittura al XI secolo.

Il procedimento richiede l’impiego di lastre colorate. Non si tratta di pezzi di vetro dipinti, bensì di policromi vetri pregiati ottenuti per mezzo della fusione e della cottura con l’aggiunta di ossidi.

Per la realizzazione della vetrata dedicata a Sant’Anna si è innanzitutto studiato il bozzetto in scala e successivamente è stato realizzato il “cartone”, ossia un disegno della stessa dimensione della vetrata. Sul cartone l’artista ha disegnato anche tutti i tagli da realizzare. Ogni taglio indicava un diverso vetro colorato. Dopo aver tagliato tutti i vetri questi sono stati composti su di una grande lavagna luminosa per poter essere “grisagliati”. La grisagliatura consente di introdurre i chiaroscuri della vetrata; ad esempio sui volti, i panneggi, etc. Questa tecnica prevede che i vetri colorati vengano ricoperti da una polvere scura detta grisaglia e successivamente le sfumature si ottengono togliendo in maniera opportuna la polvere con un pennello asciutto.

A questo punto i vetri vengono nuovamente messi a cuocere per fare in modo che la grisaglia rimasta venga assorbita dal vetro stesso fissandosi.

Nella fase finale i vetri raffreddati vengono composti utilizzando listelli di piombo dotati di una doppia scanalatura e infine saldati tra loro con lo stagno.