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Ogni volta che nei libri si fa riferimento alla casa del poeta bosisiese questa viene sempre descritta come una dimora umile: «Una povera casetta». In un articolo che apparve sul periodico L'Album, uscito nel 1836 la casa di Bosisio viene così descritta:
«[...] una povera casetta, o meglio una portaccia cadente ed a crepacci, sopra la quale si apre una piccola finestrola villereccia, ti conduce sempre salendo a giravolta in un cortiletto sparso di utensili di agricoltura, di raccolti campestri, e di tutta la farraggine di strumenti ed animali che vengono compagni alla vita de' suoi abitatori. Chiedi alla pudibonda contadinella che ti passa a lato, di chi sia quella casetta o quella porta, ti risponderà con quel suo sibilo brianzolo - essere dei Parini»
La casa non è certo una villa, e molto probabilmente le narici dell'articolista saranno state pervase da un olezzo poco gradevole, proveniente dagli animali. Il cortile è quello di una povera casa di contadini, tuttavia l'autore entrandovi continua il suo scritto dicendo:
«La prima volta ch'io penetrai sotto quell'oscuro androne, ed ascesi al cortile, fui preso dal tremito che produce la presenza d'un religioso oggetto; per me la scala di legno logora e tarlata additatami, la finestra dalle imposte coperte di carta che si aprivano a fianco d'una porticina al piano superiore, erano non meno venerabili di quelle d'un santuario, il santuario d'un genio.»
Come si evince dall'articolo la casa del poeta riveste, per chi lo stilò, una grande importanza. Ma non fu solo questo ignoto commentatore a far visita e a investire di un'aura di venerabilità la casa di Parini. Se si vanno a spulciare i registri firmati dai visitatori nel corso degli anni vi si possono leggere nomi quali Carlo Emilio Gadda, che firmerà più volte e compare anche il nome di Natalino Sapegno.
Mi piace qui riportare un altro brano dell'articolo già citato, nel quale viene descritto il battesimo del neonato Giuseppe:
«Egli è nato colà - mi dissero.
Poco più d'un secolo fa', il 22 maggio 1729, una donna passava per quella porta tenendo sulle braccia un gramo
neonato; essa scendeva per la china verso la chiesa, sul limitare della quale la riceveva il prete, che dopo le
prime preci del rito, lì presso il fonte battesimale, al buon vilico che gli era padrino, domandò il nome da
imporsi. Giuseppe, soggiunge questi rozzamente; e il prete terminava la cerimonia pronunciando le parole sacramentali,
dopo di che scriveva il nome di Giuseppe Parini negli atti battesimali.»
La casa del poeta, posta nella parte alta del paese, vide tra le sue mura un Parini assai giovane; egli, infatti, vi visse per dieci anni, dal 1729 al 1739.
Nonostante il poeta vivesse a Milano fece spesso ritorno alla sua casa natale fino al 1765. In seguito al suo trasferimento a Milano nella casa visse la sorella Laura, unica superstite dei molti fratelli di Giuseppe. In seguito la casa fu ereditata dai nipoti di Parini che se la tramandarono di generazione in generazione fino al 1930. In quell'anno passò al demanio.
Non è facile stabilire la data di costruzione della casa. Probabilmente essa risale a due secoli prima della nascita del poeta.
Per lunghi anni ci si dimenticò della casa natale di Parini, tanto che nel 1951, in seguito a gravi lesioni di un muro, la stesa rischiava il crollo per cui si procedette ad un pronto lavoro di restauro. La casa si compone di quattro locali, posti su due piani collegati da scale e da un cortile che da accesso alla casa stessa.
L'importanza che riveste la casa va al di là della sua povertà e della sua semplicità; si tratta del luogo in cui il poeta visse i suoi primi anni, ma anche l'unico luogo in cui è possibile ricordare il poeta bosisiese. Si è soliti venerare la lapide dei grandi uomini, per quella corrispondenza d'amorosi sensi descritta da Foscolo ne I sepolcri, ma questo non può essere fatto per il Parini. Il luogo della sua sepoltura è infatti ignoto, anche se probabilmente si tratta del Famedio di Milano. Non c'è tuttavia una lapide su cui deporre fiori per cui la casa natale assume ancora una maggiore importanza.
Dopo aver subito l'onta dell'oblio e il rischio del crollo, ora casa Parini rivive una nuova giovinezza, dovuta al restauro a cui si è dato inizio in occasione del bicentenario della sua morte, celebrato nel 1999.
Si è provveduto a trasformare la casa in un museo, proteso al ricordo dell'infanzia di Parini. Nell'abitazione compaiono oggetti, seppur non originali dell'epoca, appartenuti alla vita rustica di quei tempi o di quelli immediatamente successivi; legati a quel mondo bucolico che il poeta ritrasse in maniera mirabile nelle sue opere. Ad esempio, nel primo dei locali che si possono visitare è presente, appoggiato sopra un caminetto, un giogo e subito il pensiero va a uno dei passi iniziali de "Il mattino"
[...]
Allora il buon villan sorge del caro
letto cui la fedel sposa e i minori
suoi figlioletti intiepidir la notte;
poi sul collo recando i sacri arnesi
che prima ritrovâr Cerere e Pale,
va, col bue lento innanzi, al campo
[...]
Parini, dopo il 1765 non ritornò più alla casa natale, tuttavia continuerà ad averla nel cuore, a ripensare alla sua infanzia trascorsa in quel piccolo borgo che sorge nell'alta Brianza, tant'è vero che giunto alla soglia dei cinquant'anni scriverà Ricordi infantili, magari rivedendo nella propria mente i volti di quelle anziane donne che gli raccontavano storie antiche e un po' esoteriche che tanto lo spaventavano, ma lo ammaliavano.
Superata la stanza in cui, oltre al già citato giogo, compare anche un telaio, accediamo a quella che vuole essere una ricostruzione di una tipica cucina brianzola, con un camino, dalla cui catena pende un immancabile paiolo sempre pronto per accogliere la polenta, e alcuni semplici utensili: una stadera , alcuni tegami di rame, pochi semplici mobili destinati a contenere le povere stoviglie e le poche scorte di pane e quel poco che c'era da mangiare. Accanto al camino vediamo anche uno di quei ferri da stiro che si caricava con la brace e lo scaldino da porre nel letto per cercare di fugare il freddo delle camere, certamente non riscaldate.
Usciti da queste prime due stanze si accede al piano superiore per mezzo di una scala di legno e da qui, attraverso un bel ballatoio si entra nella stanza dell'audiovisivo, dove un sistema di proiettori a dissolvenza ci mostra immagini di un settecento contadino che brulica di vita, tutta da svolgere nel cortile antistante la casa o comunque negli immediati pressi della stessa. Da qui si passa infine nella camera da letto dove poche suppellettili adornano il locale. Oltre al letto compaiono due culle, una candela posta in una bugia situata sopra il comodino, una cassapanca antistante il letto.
Degna di nota, è la splendida vista che si gode dalla finestra di questa camera. Sotto gli occhi del visitato re si stende infatti il lago di Pusiano, o meglio l'Eupili cantato da Parini.
Usciti dalla casa del poeta voltiamoci per un momento indietro; giusto il tempo di notare la scritta posta sopra l'ingresso: Qui nacque Giuseppe Parini il 23 maggio 1729.