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All'estremità
settentrionale della Lombardia troviamo la zona alpina, costituita da montagne
elevate, le cui sommità conservano la neve ed il ghiaccio anche in piena
estate. Alle alpi fanno seguito le prealpi, formate da rilievi con vette che
non superano i 2.200/2.400 metri. Una serie di movimenti della crosta terrestre,
in particolare la pressione dell'Africa contro l'Europa, determinò la
formazione della catena alpina. Oggi vediamo quindi affiorare le rocce cristalline
nel cuore delle Alpi e, addossate a queste, le rocce sedimentarie delle Prealpi.
Una serie di profonde fratture, formatesi durante i lentissimi movimenti di sollevamento, facilitarono la genesi delle valli: lungo queste direttrici scesero le acque che, per lunghi periodi, si riversarono su queste montagne sotto forma di pioggia o di neve. L'ultima fase di avanzamento dei ghiacci, iniziata circa 70.000 anni or sono e coclusasi poco più di 10.000 anni fa, fu determinante per modellare la superficie della zona prealpina; in particolare a questo periodo risale la profonda escavazione che ha formato le lunghe conche oggi occupate dai grandi e piccoli laghi detti appunto prealpini.
Ai piedi delle prealpi si estende una serie
di modesti rilievi collinari, interrotti da vallate più o meno incise
nelle quali scorrono i fiumi.
Le Alpi
alimentano d’acqua la pianura, ne determinano il clima e costituiscono quindi
l’elemento fondamentale nella genesi della vegetazione padana. Il succedersi
degli avvenimenti bioclimatici ha modellato la foresta fino ad un paio di millenni
fa, poi, a causa delle profonde modifiche ambientali dovute alle attività antropiche,
le caratteristiche naturali della foresta sono state profondamente devastate
sino a scomparire. Attualmente, le vestigia dell’antica vegetazione si rinvengono,
con difficoltà, solo nei relitti boschivi protetti dei parchi e delle riserve.
La formazione forestale mostra
caratteri di transizione tra i boschi della pianura e delle Prealpi e si può
riferire al querceto misto di farnia e carpino bianco, in cui compaiono numerose
altre essenze arboree quali: l’olmo, l’acero campestre, l’orniello, il pino
silvestre e il ciliegio selvatico. Tra le specie alto-arbustive domina
nettamente il nocciolo, sovente trattato a ceduo perché pollonifero; abbondante
è anche il sambuco, dalla precoce foliazione primaverile. Numerosi gli arbusti
che colorano il sottobosco: il precoce prugnolo, i biancospini, la sanguinella,
il corniolo e il pallon di maggio, danno vita al bosco spoglio di primavera
e nutrimento autunnale agli uccelli. 
Maggio profuma del sempreverde e mellifero ligustro mentre il bosco d’autunno brilla dei frutti della berretta da prete. Lo strato dei bassi arbusti, soprattutto ove il bosco è degradato o confina con arativi, è zona di rovi ma ben presente è il pungitopo , la lantana e numerosi sono gli esemplari giovani di specie d’alta crescita. Molte le specie di rampicanti ospiti del bosco: troviamo l’edera, la clematide i cui ciuffi argentei brillano nel bosco invernale, il caprifoglio ed il luppolo.
In prossimità del fiume e delle zone umide si ergono maestosi i pioppi , gli ontani neri e numerosi salici.
Il
soprassuolo si caratterizza per la rigogliosa fioritura primaverile di numerose
liliflore: il bucaneve, il campanellino, lo splendido dente di cane, la scilla;
ma anche la primula gialla, gli anemoni e la pervinca esplodono in una successione
di intense fioriture, chiuse, alla fine di aprile, dall’ombra incipiente degli
alberi.
Più rari, ma belli da scoprire, l’elleboro verde, i ciclamini, il profumato mughetto e, nelle zone umide, il giaggiolo giallo, la coda di topo ed alcune specie di orchidee. Abbondante, lungo il letto del fiume, la presenza dei primordiali equiseti e delle felci. Le pareti ombrose del ceppo ospitano le lunghe lamine della lingua cervina ed anche, ove l’acqua garantisce umidità costante, diverse specie di muschi, alghe ed epatiche.